Giuseppe Chiusano
Continua...
"Irpini appellati sunt nomine lupi, quem hirpum dicunt Samnites"
(S. Angelo dei Lombardi)
PRESENTAZIONE
A te, giovane amico
Ritengo che hai cuore nobile e che sei ricco di delicati sentimenti, se prendi interesse al passato del tuo paese, scomparso per storiche vicende e per naturale mutamento dei tempi.
Non leggere per curiosità queste note, che vorrebbero essere un’aggiunta a quanto finora da me scritto su S. Angelo; leggibile per apprendere, semmai per imitare qualcosa valida sempre. E’ un patrimonio di cultura che merita attenzione e forse anche rimpianto.
Nella Vita cittadina rimarrai impressionato (fin quasi a non credere o a ritenere esagerato) per i sacrifici e per le privazioni della nostra gente.
L’ Artigianato cittadino, pulsante di vita e in gara per la migliore produzione e il più basso costo, poco ti alletta, tanto ne sei mentalmente lontano: ti stanno abituando a piatire un posticino, qualechessia, mediante appoggi politici, che spesso alterano e sviliscono la tua dignità personale.
Certe Figure popolari, che sono ricordate in quanto scrupolosamente legate al dovere e alla più schietta onestà, non ti interessano; ma questo dovrebbe farti riflettere su come si è lontani dal dovere per il dovere, pratica fondamentale di ogni buon cittadino e di ogni cristiano praticante.
Dalla schietta, secolare Religiosità, che era fede convinta e vissuta, è rimasto ben poco; purtroppo, è stata sostituita da manifestazioni che sanno di folklore, o, peggio, di paganesimo.
Sorriderai nel leggere i Giochi di un tempo, e riterrai insignificante, se non proprio da commiserare, l’adolescenza erubescente di allora, che, al contrario della presente già viziata, cresceva sana, affatto presa dalle distrazioni odierne, le quali, perché tante e perché il più delle volte immorali, non rendono migliore la gioventù, che, a evasione da interne tristezze, anche nei nostri paesi, ricorre alla droga o a elisir di conio peggiore. Tu hai a diposizione radio, televisione, auto, stampa (ma fino a quando?...), e pensi di essere diventato migliore del giovane di una volta… Non ti senti plagiato dal pensiero di massa, propinato quotidianamente da quelli centrali, talvolta subdole, che osano puntare il dito anche contro Dio?... Ignoranza, orgoglio, indifferenza, diffidenza, possono farti considerare inferiore la gioventù di ieri. No, non è così, purtroppo! La stessa Civiltà contadina , che in fondo è quella che più conserva costumi e valori, è tanto cambiata, quasi a diventare irriconoscibile: ha fatto grandi passi nel tenore di vita, non in fatto di moralità e di spiritualità.
Nei vari nomi che leggi in queste pagine e nei vari atteggiamenti di vita individuale e consociata,, devi vedere quali ideali muovevano gli usi, i costumi, le scelte, i rapporti, i rifiuti,gli acconsentimenti, le diversità di prima.
Le Varie,che vorresti omettere nella lettura, sembrano, o forse sono, piccole cose; ma, se dietro ad esse,sai leggere, come dovresti, episodi e riferimenti di una comunità di prestigio sulle altre circonvicine, non puoi non far conto di una tradizione, che, per nessun popolo, che l’accetti e la viva per secoli con fedeltà degna di causa buona, sa di anonimato o di scarsa risonanza.
Ti invito a leggere queste appunti su S. Angelo di una volta con riflessione. Raffrontali con il mondo entro cui sei vissuto e vivi prima e dopo l’evento disastroso del sisma. Se noti una grande differenza- e ve ne è tanta!- non puoi non concludere con te stesso- e, se puoi, come dovresti, anche con altri- che, per molte cose, bisognerebbe tornare indietro; ed anche se non proverai nostalgia di quello che fu vita santangiolese piena di etica, non disprezzerai più un passato qui appena abbozzato: esso sopravanza di molto l’attuale presente. Non puoi, dunque, ignorare, misconoscere, non apprezzare mentalità e costume di ieri, sia del mondo cittadino che agricolo; erano essi tanto pregni di bontà, onestà, laboriosità, educazione e religiosità, da far auspicare un ritorno alle origini, come a sorgenti di acqua fresca e pura.
Quanta nostalgia per questo piccolo mondo antico che non c’è più, né più ritornerà!...
Continua...
Roberto ROMANO

Tratto da:
SPIGOLATURE DESANCTISIANE
di
Giuseppe Chiusano
(Estratto dall’’annuario 1975 del liceo Ginnasio “F. De Sanctis” di S. Angelo dei Lombardi)
Quell’appassionato dell’ Irpinia che fu il meridionalista Giustino Fortunato, in una sua visita che fece a S. Angelo, venendo da Caposele dopo un girovagare per i nostri monti Picentini, ammirato dallo stupendo panorama in un afoso pomeriggio estivo, così scrive:
“Pochi tratti dell’Appennino Meridionale sono orograficamente più importanti dell’alta valle Ofantina di S. Angelo dei Lombardi, sul cui limitare torreggia solitaria la vecchia Conza e nel cui mezzo giace abbandonata l’umile Lioni. Circoscritta a borea dalle Forche spaziose della Guardia, fa angolo a maestro col Serrone boschivo di Torella, e piegatasi ad occidente su le falde dell’Ogliano di Nusco, ristà a mezzogiorno e si attacca alla Boiara di Teora. E’ questo il fondo della maggiore insenatura appenninica, formata dai colli irpini di Lacedonia, a greco, e dai giochi lucani di Muro, a scirocco…
S. Angelo è una bella cittadina tutta nettezza e immensità di orizzonte, è la sentinella avanzata dal contrafforte campano, che quasi per intero, le si piega da mezzogiorno a maestro col Terminio dapprima, col Partenio, in un ultimo col Taburno. Chi si aggira per i dintorni, non dimentichi S. Angelo dei Lombardi. A ciel sereno, sul tramonto, è di lassù una vista da paradiso…
G. Fortunato- Su e giù per il Terminio- Torino, 1879
Andretta la cavillosa, Ariano la colta, Bisaccia la gentile, Cairano avanguardia di Conza, Calitri la nebbiosa, Guardia il paese più alto, Conza la storica, Lacedonia l’arcipoetica, Morra “degli Irpini”,Rocchetta la poetica, S. Andrea – Teora dalle facce espansive e sincere, S.Angelo dei Lombardi “la mia città”
“Attraversai la città.. Le strade lastricate e pulite mi fecero buona impressione… Era gente fitta e stivata a perdita d’occhio, illuminata disugualmente da torce agitate dalle braccia e dal vento… Stupii che tanta gente fosse in Sant’Angiolo… Porsi la mano al Sottoprefetto e m’inchinai a Monsignore…
Sant’Angelo prospererà, e darà un degno esempio a tutta la provincia.. Voi non concepite cosa è Sant’Angiolo per me. L’uomo che vi parla è nato a quattro miglia di qua, e se Morra è il mio paese, Sant’Angiolo è la mia città. Voi vi legate con le più care memorie della mia prima età. Voi eravate la mia Napoli, la mia Parigi, il più vasto, il più lontano orizzonte della mia fanciullezza. Io mi sento uno con voi, io mi sento non solo il vostro comprovinciale, ma qualche cosa di più, il nato in mezzo a voi. Ciò che vuole Sant’Angiolo voglio anch’io… Da Rocchetta a Sant’Angiolo lascio una parte della mia vita intimamente legata alla vostra… Rocchetta e Sant’Angiolo, questi due nomi sono principio e fine di una storia commovente, in cui vive una gran parte di noi, non degna di morire…
“Mandai un bacio a Sant’Angiolo, la mia città”
F. De Sanctis “Viaggio elettorale”
RICHIAMO AL PASSATO (letterario)
Trarre un ritratto di una persona scomparsa prima della tua nascita è impresa ardua e rischiosa. La possibilità d’errore nel giudizio è massima e il solo vociare paesano, tramandato nel tempo, è poco attendibile. Quindi, con questa premessa, per inquadrare la persona che fu Giuseppe Chiusano, mi avvalgo del repertorio letterario che ha contraddistinto tale personalità, senza dubbio una delle più spiccate, per levatura culturale, religiosa e sociale, dell’ultimo cinquantennio santangiolese. Antropologo, storico, critico desanctisiano, pedagogo, prima che servo fedele di Dio, chiamato dalla bontà divina ad essere ministro di Cristo e ad impegnarsi di conseguenza, nel centro più importante dell’Altirpinia, per circa mezzo secolo, come arciprete, in una comunità che, detto da lui, vive in un ambiente eterogeneo e difficile. Tra i suoi scritti, annoverati a circa cinquantacinque, troviamo saggi ecclesiastici, rassegne storico-politiche dei comuni irpini, ritratti dei grandi santangiolesi, opuscoli folkloristici, dissertazioni sul De Sanctis. Sicuramente austero nei comportamenti, Mons. Chiusano ha rappresentato per molti il perfetto modello etico - religioso da seguire, l’ideale cittadino attivo nell’impegno sociale, rispettoso del mos maiorum, fedele alla terra in cui è nato e vissuto. Così scrive nella sua raccolta RICORDI (…Prima che venga sera.)
Le memorie di un qualunque luogo, o periodo, o persona- se non facessero velo invidiuzze e gelosie sottaciute anche a se stessi, ma evidenti per chi comprende uomini e cose- dovrebbero essere lette almeno per curiosare, se non per apprendere e imitare.
Un libro, che sa di storia intorno a cui ha ruotato una comunità di spicco, non ammette, anzi respinge energicamente per sua casuale un sentimentalismo, ma, se si è onesti e non affetti da miseria morale, ammette solo amore alla propria terra e testimonianza a quanti, agganciando la propria vita a ideali, hanno speso gli anni migliori nell’adempimento di doveri cristiani, senza risparmio, con tanti sacrifici, non sempre compresi, forse irrepetibilmente.
'Se non si è capaci di sentire le lezioni del passato, non si capirà mai niente del tempo presente, e men di meno, del tempo futuro.' Fernand Braudel
In questi giorni pubblicherò alcuni suoi scritti, nella speranza di suscitare al lettore un’attenta riflessione analitica.
Roberto ROMANO
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